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Dreams and Tales

Svegliarsi con un sogno così strano che non puoi fare a meno di scriverlo... è quel che è successo a me giusto un'oretta fa. Ho scritto questo racconto di getto, in fretta, per evitare che i dettagli del sogno sparissero nella mia memoria, eppure non ho fatto in tempo a catturare con la tastiera ogni parte del sogno. Spero di aver improvvisato bene laddove la memoria non mi ha aiutato.
Buona Lettura!



La figura incappucciata percorreva le vie della città con calma, per non attirare l'attenzione. Sulle spalle, uno zaino vecchio e logoro conteneva un carico prezioso. Lo schiamazzo ed il caos del mercato costituivano un ottima occasione per dileguarsi tra la folla. Accelerando leggermente il passo, l'uomo col cappuccio si infilò tra le bancarelle, mostrando qua e la un finto interesse per alcune merci. Il cappuccio, ben calato sul volto, nascondeva i tratti somatici dell'uomo, permettendo di intravedere soltanto una bocca dalle labbra carnose, circondata da una barba incolta e puntata di grigio.
L'uomo si fermò di fronte ad un mercante di frutta e, sempre senza calarsi il cappuccio, comprò una grossa mela verde, poi riprese ad attraversare il mercato, mordendo di tanto in tanto il frutto.
Oltre la piazza che conteneva le bancarelle, vi era un lungo ponte che portava fuori città, su una strada che si affacciava sul mare. Il ponte lo esponeva troppo per poterlo attraversare, ma non aveva alternative. L'uomo lanciò la mela, ormai ridotta al torsolo, alle sue spalle, e abbandonando la protezione fornitagli dal mercato, iniziò a percorrere il ponte.
Tutto sembrava procedere senza intoppi, e gia andava avanti con la mente, come suo solito, ad immaginare come sarebbe finita la giornata. Poi si costrinse a smetterla di fantasticare, e si concentrò sul percorso e sui pericoli che stava affrontando. E come richiamate dai suoi timori, arrivato a metà del ponte quattro figure si misero a seguirlo, e l'uomo col cappuccio le percepì più che vederle. I suoi inseguitori.
Dopo qualche passo in silenzio, uno dei quattro inseguitori lo affiancò sul lato sinistro.
- Parla - disse laconico l'uomo col cappuccio. Egli si aspettava di udire una voce maschile, un timbro particolare che aveva imparato ad odiare. Invece, fu una voce femminile a rispondergli, e l'uomo riuscì a malapena a dissimulare la sorpresa nel riconoscerla.
- Sai gia cosa vogliamo, Decker. Consegnacela e ti prometto che non ti succederà nulla. - disse la donna.
Decker non aveva bisogno di guardare la sua interlocutrice per scoprirne l'aspetto. Egli sapeva che si trattava di una bella ragazza bionda con gli occhi verdi, poco più bassa della media, e col fisico asciutto ma proporzionato. Ella rispondeva al nome di Marsha. La stessa Marsha con cui Decker aveva condiviso 3 brevi ma intensi anni della sua vita.
- Non capisco di cosa parli - rispose Decker beffardo. Un'altra figura gli si affiancò, stavolta sulla destra, poggiandogli pesantemente una mano sulla spalla, e fermandolo lo apostrofò minacciosamente: - Smettila di usare questi trucchetti con noi Decker, lo sai che non funzionano.
L'uomo si portò una mano al volto - Cavolo, che puzza. Ma che hai mangiato Alex? - lo derise, poi si rivolse a Marsha: - E così ti sei messa a frequentare la feccia...
Alex ringhiò minaccioso, ma un gesto di Marsha lo richiamò all'ordine. Con riluttanza, l'uomo si fece da parte e fece proseguire Decker.
- Ma bene! - riprese Decker - sei diventata una Leader finalmente.
Marsha si irrigidì un attimo, serrando le labbra nervosamente, e Decker capì di essersi sbagliato. Evidentemente l'avevano mandata avanti per prima, per via del loro rapporto.
- No - si corresse Decker, - non sei tu... allora chi è il Leader di questo gruppo di balordi? - fece una pausa studiata, poi aggiunse: - Non sarà mica... Spiryo? - Decker pronunciò questo nome quasi sputandolo fuori, sibilando per il disprezzo. In quella, Marsha venne spinta da parte da una delle due figure che fino a quel momento erano rimaste in disparte, mentre l'altra bloccò Decker costringendolo a voltarsi. L'uomo che adesso aveva di fronte gli era ben noto. - Ma guarda, - disse. - parli del diavolo... -
Spiryo, una figura ricurva dallo sguardo allucinato, guardò con disprezzo Decker. - Salve, mio caro amico - iniziò, ma Decker lo interruppe immediatamente: - Non sono tuo amico, Spiryo.
Spiryo rise, una risata sommessa e graffiante, che fece accaponare la pelle al suo prigioniero. Quanto era cambiato Spiryo dall'ultima volta che lo aveva visto? possibile che le forze oscure con cui aveva a che fare lo  avessero corrotto fino a tal punto?
- Alex. Mercer. Prendetelo! - ordinò secco Spiryo, e subito le due figure si fecero più vicine e gli bloccarono le braccia.
- Consegnaci il tuo prezioso carico, Decker. - gracchiò Spiryo. - Ormai non ne hai più bisogno.
Per tutta risposta Decker sorrise: - Sai, credo che ti sbagli. - disse, e gettò un'ultima occhiata, piena di risentimento ed autentico dolore, in direzione di Marsha, per la quale ancora nutriva un sentimento indefinito. Poi in un solo gesto, Decker scivolò fuori dalla presa dei suoi carcerieri e si voltò, correndo a perdifiato verso la fine del ponte, dritto alla scogliera.
Senza attendere ordini, Alex e Mercer si lanciarono all'inseguimento, scagliandogli dietro delle palle di fuoco che creavano dalle loro mani. Marsha scattò con loro, ma partendo qualche metro indietro si trovò a correre accanto a Spiryo, che pareva livido in volto per essersi fatto sfuggire Decker.
- Non di nuovo, non di nuovo! - continuava a ripetere nervosamente, mentre inseguivano l'uomo col cappuccio ed il suo prezioso carico.
Decker era veloce, indubbiamente più veloce di un uomo normale. Ma anche i suoi inseguitori non erano da meno, ed il fatto che lo costringessero ad evitare i loro continui attacchi lo rallentava ulteriormente. Di questo passo non sarebbe riuscito a seminarli sulla scogliera.
Rimaneva una sola cosa da fare: senza pensarci troppo, Decker corse con tutte le forze dritto verso la scogliera, ma questo gli impedì di evitare l'ultima palla di fuoco lanciatagli da Mercer. L'attacco lo colpì su una spalla, facendolo barcollare e quasi cadere. Ma con un ultimo, disperato sforzo, Decker arrivò alla scogliera, e senza pensarci troppo si lanciò nel vuoto.
Mentre precipitava a capofitto nel mare sottostante, un pensiero gli fece affiorare un sorriso amaro sul volto: l'ultima volta che si era tuffato da una scogliera, l'aveva fatto in compagnia di Marsha.
Decker piombò in acqua pesantemente, ma grazie alla sua esperienza con i tuffi, ne risentì appena. Si fece sprofondare per una decina di metri, poi iniziò a nuotare senza risalire. Dopo qualche istante percepì un movimento alle sue spalle, e voltandosi scoprì che Alex e Mercer lo avevano seguito in acqua. Decker non si preoccupò più di tanto: conosceva i poteri dei suoi inseguitori, un tempo erano stati compagni di avventure, e sapeva che l'acqua non era il loro elemento. Continuarono a nuotare per parecchio, impegnati in un inseguimento insensato, perchè la distanza tra loro restava invariata. D'un tratto Decker credette di scorgere qualcosa di fronte a lui, due oggetti che gli si avvicinavano rapidamente. Poco per volta le due figure si fecero più distinte, e giunte a poche decine di metri, Decker riuscì a riconoscerle, e capì di essere in salvo: i soccorsi erano arrivati.

6 commenti:

kurdt ha detto...

Vuoi che ti dica le cose che non vanno secondo me ?

Driller ha detto...

Sempre e comunque ;)
Non ti scrivo neanche eventuali attenuanti per errori o altro... dimmi, giudica pure ;)

Maroc ha detto...

Ma che cazzo ti sei fumato?

Driller ha detto...

Non lo so, forse un accumularsi di pensieri ha dato via a questo racconto...

kurdt ha detto...

No, non mi va di rompere i coglioni, c'ho pensato e ho deciso che il critico non è proprio il mio, ma elimina gli avverbi, MOSTRA solo le cose interessanti per il lettore, ( non l'aquisto di una mela), e sopratutto, dinamizza l'azione.

Poi basta che come già detto non voglio passare per critico romplicoglioni.

Driller ha detto...

Azz, ho appena commentato sul tuo blogghe e non mi ero accorto di questa risposta...
Lo sai che i pareri son sempre ben accetti... ed anche le critiche, quando sono espresse decentemente come fai tu.

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