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Racconto Flash

Era da tempo che volevo scrivere un racconto breve fine a se stesso, ma non avevo idee. Quindi un pò di tempo fa feci un allenamento di scrittura, un esperimento se così vogliamo definirlo. Cercai su internet delle immagini a caso, ne trovai una che mi ispirava e ci scrissi un racconto. Questo è ciò che tirai fuori quella sera.

Mentre la Luna brillava alta nel cielo, una piccola cittadina  riposava tranquilla, immersa nella pace notturna. Pace che non comprendeva la grande casa nera che sorgeva sulla collina ai bordi del paesino. Nonostante l'ora tarda si udivano chiari dei lamenti provenire dal suo interno. Ma la casa sorgeva ben lontana dal resto dell'abitato, e nessun altro cittadino poteva udire i suoni infernali provenire dalle viscere della costruzione scura.
Da tempo ormai si era trasferito in quella casa un eccentrico signore, che conduceva la sua vita riservata senza dare mai nell'occhio. Addirittura si pensava che egli non uscisse mai dalla sua abitazione, sebbene più di una persona giurava di aver incontrato il suo oscuro inquilino.
Di quest'uomo non si sapeva nulla, neppure come si guadagnasse da vivere, ma la curiosità della gente si placò dopo qualche tempo, e tutti tornarono alle loro vite di sempre.
Nel frattempo l'inquilino della casa sulla collina tramava nell'ombra. Se qualcuno avesse potuto dare uno sguardo all'interno del misterioso caseggiato avrebbe avuto di che spaventarsi, e non poco. Al suo interno infatti si respirava un'aria gelida e pesante, quasi che la morte albergasse in quella casa.
Il nuovo inquilino aveva apportato parecchie modifiche all'aspetto interno della casa: oltre a sistemare le sue camere si era ingegnato a ricavare una sorta di laboratorio in cantina, ampliando il locale di due misure almeno. Qui il misterioso padrone passava gran parte del suo tempo, immerso in studi occulti e di oscura natura, immerso nella poca luce proveniente dai bracieri posti ai quattro angoli della stanza, e dall'immenso lucernario sul soffitto. Il laboratorio era accessibile solo attraverso un ampio e robusto portone, che poteva essere bloccato solo dall'interno.
L'uomo non permetteva mai a nessuno di scendere nel suo laboratorio, ma chiunque l'avesse fatto avrebbe trovato un enorme stanza dall'aspetto inquietante.
Per tutta la lunghezza della parete di fondo vi erano numerosi banconi, ricoperti di svariati oggetti di natura arcana: pozioni, vetrini, misteriosi manufatti, e fogli di appunti sparsi un po' ovunque. Sulla destra vi erano quattro grandi scaffali in legno, traboccanti di libri dalle più varie fogge. Libri misteriosi ed indecifrabili per un comune mortale, che trovandosene uno per le mani avrebbe comunque riconosciuto in essi un potere misterioso e pericoloso. Sul lato opposto della stanza erano presenti numerose gabbie di ferro di dimensioni differenti, contenenti svariati animali, che si dibattevano e mordevano le poderose sbarre che li imprigionavano, nel disperato tentativo di ritagliarsi una via di fuga verso la liberta. Al centro esatto del laboratorio era stato tracciato un ampio cerchio, entro il quale era stata inscritta una stella a 6 punte, e altrettante candele erano state posizionate nei punti ove il cerchio si intersecava con la stella. Tutto intorno e all'interno della mistica figura vi erano numerosi simboli e glifi arcani. A pochi metri di distanza si ergeva, solitario, un leggio in legno d'ebano, sul quale era stato abbandonato un enorme tomo polveroso, rilegato mediocremente, da cui spuntavano numerosi cordini colorati usati come segnalibro.
Improvvisamente tutte le candele del lucernario si spensero di colpo, facendo piombare il cerchio mistico nell'oscurità. Dopo qualche istante si riaccesero misteriosamente, rivelando una figura slanciata e magra, totalmente avvolta da un mantello nero.
. Bene – disse il misterioso personaggio, tra sé e sé - riprendiamo i nostri esperimenti...-
Lentamente la figura si mosse verso i tavoli da laboratorio accatastati lungo la parete, scivolando quasi come se levitasse a mezz'aria. Due mani scarne uscirono dalle pieghe del mantello, e abbassarono il cappuccio della figura, rivelando un giovane viso segnato da numerosi sforzi fisici. Una matassa di capelli neri incorniciava il volto smunto e glabro del misterioso uomo, mentre due occhi profondi e neri si puntavano sui vari appunti sparsi qua e la. L'uomo prese un foglio dal bancone, lo osservò per qualche secondo, poi lo ripose e si girò verso il cerchio magico in cui era apparso pochi minuti prima.
Poi si mosse verso il leggio, e tirò un cordino rosso che spuntava dalla moltitudine di pagine del grosso libro, permettendo che questo si aprisse con un tonfo sordo.
Indi alzò lo sguardo verso le gabbie accatastate in un angolo, fece un gesto con la mano, disegnando arcaici simboli nell'aria, e subito la più vicina delle gabbie prese a muoversi verso l'esagramma magico. Quando fu più vicina lo stregone poté sbirciare al suo interno, scoprendo un rarissimo esemplare di tigre bianca. Qualche istante più tardi la gabbia si fermò, giunta finalmente al centro del cerchio magico. Lo stregone quindi abbassò nuovamente lo sguardo sul vecchio tomo, e prese a recitare, prima con un sordo mormorio, poi con voce sempre più alta, antichi versi in una lingua ormai morta.
Ed improvvisamente il cerchio si illuminò, e le candele poste sulle punte della stella svilupparono fiamme ben più alte del normale. All'interno della gabbia la tigre, già terribilmente agitata, cominciava a dare segni di eccessivo nervosismo, e camminava avanti ed indietro alla ricerca di una via di fuga.
Improvvisamente lo stregone batté le mani, congiungendole all'altezza degli occhi, poi intrecciando le mani a pugno puntò gli indici verso la gabbia. L'esagramma tracciato sul pavimento si illuminò debolmente, poi esplose in una rossa luce accecante.
Tenendo lo sguardo fisso sulla gabbia, lo stregone sciolse le mani, e recitò altri versi magici, accompagnando tutto da un gesto circolare delle mani. La tigre albina aveva ormai perso il controllo, e si lanciava con tutto il peso del suo corpo verso le sbarre, invano. Nel frattempo una strana lucentezza azzurra cominciava a spandersi nell'aria dal suo corpo.
Il mago nero, senza scomporsi, mise una mano in tasca, e ne estrasse una fialetta contenente una strana sostanza. Senza esitazione lanciò la fiala verso il cerchio magico, che esplose subito con una luce accecante. Quando il lampo si fu disperso la gabbia che rinchiudeva il grosso animale era svanita. Il rosso vivo che accendeva il cerchio arcano virò lentamente fino ad uniformarsi all'azzurra aura che fuoriusciva dal corpo della tigre. Ed all'improvviso la misteriosa polvere che avvolgeva l'animale turbinò attorno al suo corpo, condensandosi in forma di magiche fiamme celesti. Lentamente ma inesorabilmente l'animale crebbe di dimensioni, mentre le fiamme azzurre continuavano a bruciare sul suo corpo senza arrecargli danno. Gli occhi della bestia si accesero di una luce turchese, conferendo alla tigre un aspetto allo stesso tempo meraviglioso e terribile.
L'animale, ormai fuori controllo e privo della limitazione delle sbarre, avanzò di un passo verso il mago, ma venne ricacciato indietro da un lampo rosso partito da una delle candele attorno al cerchio. Per nulla intimorita la tigre fece un altro tentativo, provocando un altro lampo rosso. Il mago scoppiò in una fragorosa risata. - Anche se ti ho liberato dalle sbarre, ti ho imposto una restrizione ancora più potente! Se io non lo voglio non potrai mai uscire da quella barriera.
La bestia ringhiò con forza, come se avesse compreso le parole dello stregone, poi riluttante si stese al suolo, in attesa.
Bene, vedo che impari in fretta! - esclamò il mago, sorridendo.
Rimase a contemplare per alcuni minuti l'animale, che dal canto suo pareva docile e disposto a collaborare, ma non perdeva di vista nemmeno un istante la scura figura dietro il leggio, continuando a fissarla con i suoi inquietanti occhi turchesi. Infine, il mago chiuse il grosso tomo magico, sollevando una nube di polvere. Quando, pochi istanti dopo, la polvere si fu dispersa, il mago era sparito nel nulla.

9 commenti:

Mesic ha detto...

Voldemort Voldemooooort! Scrivi bene davvero, anche se non ho capito la minitrama del racconto mi è piaciuto era un po' inquietanate eh! ahah. Sembra una storia sospesa come se dovesse continuare. Oddio la descrizione dell' abitazione era fin troppo dettagliata che mi perdevo e non riuscivo a figurarmela da quanti dettagli c'erano. Lo fanno molti scrittori ma sarebbe meglio secondo me fare prima una descrizione ampia "a prima vista" del luogo e poi soffermarsi nei dettagli. Una persona all'inizio non guarda i ninnoli ma si fa un'idea generale, casa: soggiorno, armadio, scrivania candele e poi va a sbirciare meglio i particolari. Così è più facile da immaginare e anche con le persone o animali o chichessia una descrizione di tal genere risulta più efficace. O forse sono io pecora che mi perdo ahah! :)

Driller ha detto...

Prima di tutto grazie per aver letto e commentato.
La descrizione eccessiva era voluta, volevo studiare in che modo potesse influire sulla trama del racconto, e sulla lettura più o meno veloce.
In effetti non è una cosa che faccio spesso, ma sto cercando di definire un mio stile personale, sia per quel che posso trasmettere che per quanto piacere posso provare a scrivere in un modo piuttosto che in un altro.

La trama del racconto di suo è pressochè inesistente; visto che fatico sempre a seguire tutte le idee che mi vengono in mente, anche se parto dall'idea di scrivere un mini racconto, mi trovo sempre ad impostarlo per un contesto più ampio. So che è normale, ma sono dell'idea che non posso scrivere un'opera grande senza saper scrivere racconti brevi.

Comunque se gradite continuerò a postare altri racconti, anche se prima devo completare quello del pianeta Feud XD

Mesic ha detto...

Sì sì a me piacciono, li leggerò volentieri!

Ahahah il pianeta Feud, sto male, troppo bello, non vedo l'ora di leggerlo cazzo!! Dai dai dai!!!

Emix ha detto...

Oh beh, è solo un racconto flash, difficile dare giudizi.
Intanto perchp non sono un cane di nessuno per dare giudizi, poi perchè non sono abituato a cose troppo veloci, sai com'è!
Bella Drì.

Driller ha detto...

Ok, allora quando posterò un racconto di 9 pagine a carattere 16, 40 righe di 60 battute l'una (21600 battute totali) potrò chiederti un giudizio? :D
Comunque non preoccuparti, anche io non sono un cane di nessuno per scrivere :D

Maroc ha detto...

Lo dici a me, che devo continuare Nova Azimuth che è fermo da quasi due anni O_o

Maroc

Driller ha detto...

Eh... tra l'altro un gran bel racconto...

Maroc ha detto...

Penso lo riscriverò cambiandolo in terza persona. Dava l'impressione di avere troppa carne al fuoco.

Maroc

Driller ha detto...

Beh, affrontandolo in terza persona è più facile raccontare anche retroscena senza che sia presente il protagonista del racconto.
E' anche perchè c'era molta carne al fuoco che mi stava piacendo Nova Azimuth.

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