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Sogno d'una notte di mezz'inverno.

Tempo fa ho fatto un sogno. Uno di quei miracoli di Morfeo da cui ti dispiace sempre un po' svegliarti, e riaprire gli occhi a volte ti da pure fastidio. Ma per cause a te sconosciute, ad un certo punto devi svegliarti, anche se non vorresti. Questo non è stato un sogno qualunque, da cui si esce per gradi ed il cui ricordo, poco a poco, svanisce mentre cerchiamo di riafferrarlo, come la nebbia. No, questo è un sogno che ricordo bene, che non ho immediatamente dimenticato al risveglio, ma che è indelebilmente stampato nella mia mente, come il ricordo di una situazione realmente vissuta. E forse è proprio così.
In questo sogno mi ritrovavo in mezzo ad una apocalisse zombie. Cosa ci sarà di bello, dite? lasciate che continui, e capirete.

Un'apocalisse zombie, dicevo. E come ogni apocalisse zombie che si rispetti, non si capisce mai come e quando inizia. Soltanto, ad un certo punto ci si accorge che si è scatenata, e non si può far altro che cercare di sopravvivere o morire tentando. Ho perso il conto, se mai l'ho tenuto, di tutte le volte che attraverso un libro, un film od un videogioco, ho vissuto questa esperienza. E forse sono state tutte le avventure che ho vissuto in questo modo a prepararmi a questo scenario apocalittico, forse è per questo motivo che parlo di un sogno e non di un incubo. Perchè se pure è vero che stanotte ho vissuto un'esperienza di per sè terrorizzante, non ho provato alcuna paura nell'affrontare pericoli e situazioni mortali, se non verso la fine, quando ormai sentivo avvicinarsi il momento del risveglio.

La mia personale apocalisse zombie inizia come tutte le altre, all'improvviso. Senza tempo per capire niente, se non che la fuga è l'unica via di salvezza. Non vi so dire quanti sopravissuti fossero con me in quel momento, ed ignoro i loro nomi od il fato a cui sono andati incontro. Ricordo però un sudafricano, che per comodità chiamerò Coach, a causa della sua somiglianza con il personaggio di un videogioco. Era alto e grasso, sulla 50ina, stempiato. La sua stazza lo costringeva a immensi sforzi durante la fuga, eppure non mollava. E tutt'ora mi chiedo da dove traesse tutta quella resistenza, se dalla paura della morte o dalla voglia di vivere, o da altri motivi che mi sfuggono.
Comunque, dopo una lunga fuga, gli unici sopravissuti siamo io e Coach.
Ci muoviamo, armati solo dell'istinto di sopravvivenza, tra le macerie di un mondo in rovina, alla ricerca di altre persone scampate agli zombie. Un silenzio innaturale, interrotto soltanto dai nostri respiri affannati, regna ovunque.
Ci aggiriamo in questo scenario per alcuni giorni, fin quando non ci imbattiamo casualmente in un rifugio di fortuna, organizzato da un nutrito gruppo di sopravissuti. Sonouna decina di persone, dall'aspetto malandato e denutrito, ma con una forza nello sguardo che urla chiaramente la loro voglia di vivere.
Kurt, che prima della fine del mondo era un semplice operaio, è stato eletto all'unanimità come leader del gruppo. Ed è proprio Kurt a venirci incontro e noi, stremati, cadiamo ai suoi piedi. Perdo is e nsi, ma sappiamo tutti come son fatti i sogni, non hanno pause. Quindi ripresi i sensi mi ritrovo circondato da persone preoccupate per il mio stato di salute. Non lo so solo perchè queste cose, nei sogni, si sanno e basta; leggo nei loro occhi la preoccupazione, e la paura. Temono che sia contagiato, ed appena realizzo questo pensiero, sento la pressione di un freddo oggetto metallico sulla tempia: Kurt mi ha puntato la sua pistola alla testa. I sopravissuti non possono permettersi dubbi, non devono correre il rischio di ospitare un contagiato, perchè rischiano che il loro gruppo venga distrutto. E nonostante capisco che è la cosa giusta da fare, non ci sto. Ma Kurt non vuole sentire ragioni, e probabilmente al posto suo farei lo stesso. Ma Coach, che non è del mio stesso parere, garantisce per me, e Kurt mi lascia vivere.
Da quel momento io e Coach entriamo a far parte del gruppo. Avanziamo senza una meta precisa, raccogliendo armi e provviste, ed eliminando ogni zombie che incontriamo. Di quando in quando un sopravissuto ingrossa le nostre fila, in poche settimane guidiamo un gruppo di quasi cento persone. A volte organizziamo dei veri e propri raid in edifici semi distrutti, alla ricerca di sopravissuti da trarre in salvo. Ed è durante una di queste incursioni che tutto cambia.
Siamo in cinque: io, Coach, Kurt e altri due sopravissuti. Siamo penetrati in un vecchio caseggiato pericolante, alla ricerca di provviste e quant'altro. Viste le condizioni in cui versa l'edificio, non ci aspettiamo alcun incontro, ma siamo comunque armati adeguatamente e proseguiamo in gruppo compatto. Durante l'esplorazione delle rovine ci imbattiamo in una dispensa semi sepolta, rimasta nascosta a lungo e, per questo motivo, ben fornita.
Riempiamo gli zaini in fretta e furia, poi discutendo un piano d'azione, Kurt e gli altri propongono prudenza, e vogliono tornare subito all'accampamento. Ma io e Coach vogliamo proseguire l'esplorazione. Alla fine convinciamo Kurt a venire con noi, mentre gli altri due sopravissuti, presi gli zaini, si dirigono verso il resto del gruppo.
Avanziamo in un corridoio in parte crollato, lungo una decina di metri. A metà del percorso però scopriamo che le macerie bloccano eccessivamente la via, lasciando libero appena uno spiraglio di mezzo metro. Valutiamo la possibilità di infilarci là dentro, ma anche puntando le torce nel passaggio non riusciamo a vedere nulla, quindi decidiamo di lasciar perdere. Ma sul punto di tornare sui nostri passi sentiamo un suono, come un lamento sommesso. Capiamo subito che non possiamo essercelo immaginato tutti e tre, quindi ci voltiamo nuovamente verso lo stretto passaggio, e tendendo l'orecchio attendiamo in silenzio. Dopo qualche istante udiamo nuovamente il lamento, proveniente dall'altra parte della parete. Senza perdere tempo ci adoperiamo per liberare il passaggio, e per una buona mezz'ora non facciamo altro che spostare macerie grandi quanto il nostro torace. Poi, quando il corridoio è di nuovo accessibile, proseguiamo.
Seguendo ad orecchio i lamenti arriviamo ad una larga stanza buia. Qui, in un angolo, davanti all'intelaiatura di una porta bloccata dalle macerie, vediamo una figura che, illuminata dalle nostre torce, si gira verso di noi. Capiamo subito che è una ragazza, anche se molto provata. E' smunta, pallida, ed una cascata rossa di riccioli le incornicia il volto. E' visibilmente sotto shock, ma nonostante tutto si intuisce la bellezza ormai sfiorita che l'ha caratterizzata un tempo. Kurt e Coach rimangono fermi, per timore che si tratti di uno zombie, ma io avanzo verso di lei, seppure lentamente, perchè scorgo nei suoi occhi azzurri una luce di umanità.
Mi accovaccio ai suoi piedi, senza staccare i miei occhi dai suoi, e le parlo con dolcezza. Il suo sguardo ha un lampo, forse ha capito che non sono pericoloso. Come a confermare questo pensiero, una mano scheletrica si posa sulla mia guancia, riscaldandola con un tocco fin troppo umano. Io sorrido alla ragazza, e subito due lacrime si affacciano dai suoi occhi e tracciano pallide linee umide sulle sue gote polverose.
In quell'istante capisco tutta la sua storia, come solo in un sogno può succedere. Capisco che oltre quella porta, ormai inaccessibile, c'erano i suoi genitori. Quando è rimasta da sola ha perso ogni forza di vivere, e convinta che la fine del mondo fosse arrivata, è stata sopraffatta dai sentimenti ed ha deciso di lasciarsi morire d'inedia.
Ma quando ci ha visto arrivare ha capito che c'è sempre spazio per la speranza, e la sua scintilla vitale si è riaccesa, producendo una lieve ma stabile luce.
Capisco tutto questo in un istante.
- E' tutto a posto, Alma. Ora sei al sicuro - dico, senza pensarci.
Qui il sogno fa un balzo avanti di quasi un anno, e mi presenta una scena che mi stupisce, e nello stesso tempo mi rende felice: sono in una casa sconosciuta, ma accanto a me ci sono due persone che riconosco, sono Coach ed Alma. Lui è sempre il solito gigante buono, e lei ha riacquistato gran parte della bellezza di un tempo. Il suo sorriso, più luminoso che mai, è rivolto a me, ed un meraviglioso paio di occhi azzurri, leggermente lucidi, mi fissano con amore immenso. Io le tengo la mano, calda come sempre, e le accarezzo il ventre, gonfio e teso per la gravidanza. Ormai è giunto il momento, e ci stiamo preparando a mettere al mondo nostro figlio, quando succede qualcosa che rovina tutto.
Alma apre una porta, da cui salta fuori uno zombie, che risveglia in lei paura e dolore dimenticati da tempo. Io afferro la pistola, e corro in suo aiuto, ma qualcosa mi trattiene. Non riesco ad avanzare di un passo e, anzi, mi sento tirare all'indietro. Non importa quanto mi sforzo, non sono in grado di resistere a questa forza che mi trascina con sè. L'ultima cosa che riesco a fare è sparare un colpo in direzione del mostro che minaccia la mia Alma. Poi, d'un tratto tutto si allontana, mentre volo verso l'alto, lontano dalla mia amata.
Poi capisco: il risveglio è tornato a prendermi.
Subito dopo riapro gli occhi nel mondo reale.

Ormai è passato quasi un anno da quando mi son risvegliato nel mio letto, ma non ho mai smesso di pensare ad Alma, a nostro figlio, all'imminente pericolo che incombeva su loro, al dubbio di non essere riuscito a salvarla, al dolore che provo al pensiero di aver fallito.
Ho provato ormai fin troppe volte a tornare a quel mondo in rovina, ma i miei sogni mi portano sempre in altri luoghi, come se il misterioso passaggio che collegava i nostri mondi fosse ormai chiuso. Perciò, seppure sia divorato da una pena indicibile, non posso far altro che aspettare, e sperare.
Come John carter attese di poter tornare dalla sua Deja Thoris su Marte, così io aspetto di riuscire a lasciare questo mondo, per poter tornare dalla mia Alma. A volte la mia mente vaga, immagino la mia amata seduta davanti ad un bel falò. E mentre si crogiola al calore del fuoco, Alma racconta, al piccolo bimbo dai capelli rossi che tiene in braccio, la storia di come suo padre, un giorno, la salvò dalle tenebre.

16 commenti:

kurdt ha detto...

Dovevi scoparla.

In ogni caso il nome del capo è decisamente azzeccato.

Non se la tromba, la tipa?

D. ha detto...

urca ! C'è terreno fertile per Freud !

Driller ha detto...

@Kur(d)t:
Ti giuro che il nome del leader mi è venuto così d'istinto... beh, in teoria la tipa l'ho scopata, se era incinta! :P

@D:
Credo anche io... anche perchè, se pure l'ho un pò romanzato, alcune parti le ho sognate davvero l'altra notte... ad esempio l'incontro con la tipa (che poi ho chiamato Alma per comodità e per un minimo di simbologia che forse capisco solo io) ed anche il fatto che verso la fine fosse incinta e stesse per partorire... tutte cose realmente successe nel mio sogno... e davvero mi son svegliato con le palle girate :P

benzinagricola ha detto...

Ci ho messo un po' a leggerlo ma merita!

Mesic ha detto...

Alma, bello cazzo!

Anonimo ha detto...

Sogni con gli zoNbi ne ho fatti a tonnellate, ma normalmente non arrivo mai né a raggiungere altre persone (parto sempre con un piccolo gruppo di individui che di solito fanno fatica a starmi dietro), né tantomeno a trombarmi una tipa, figurarci farci un figlio.
La nostra psiche non combacia.

Driller ha detto...

@Benza:
Grazie :P

@Mesic:
Alma è il nome della bambina "spettrale" della serie di videogame F.E.A.R., ma in questo caso l'ho usato nel suo significato di "anima", ad indicare l'anima gemella del protagonista del racconto ;)

@Anonimo:
Beh, sapessi chi sei almeno potrei capire se lusingarmi o meno del fatto che le nostre onde cerebrali non vanno di pari passo ;)
Cmq come ho specificato in un commento, anche se il sogno l'ho fatto davvero, il racconto è ovviamente romanzato, quindi alcune parti sono create ad hoc per esigenze di trama.

Anonimo ha detto...

Stupido blogspot.
Ovviamente ero io.
Dio.

Driller ha detto...

Allora non mi meraviglio che la mia psiche non combaci con quella di Dio :D

Maroc ha detto...

Guarda, fossi in te smetterei di giocare a L4D.
Oppure F.E.A.R.
O il gioco da tavolo di Zombie.
O i film di Fulci.
O fai tu.

Ho dato una veloce lettura ai commenti. Dopo aver visto "zombie" e "l'ho scopata anche se era incinta" e aver intuìto una possibile relazione tra i due, beh, grazie, ma non vado oltre nella lettura del post.
Inutile dirlo, ma stai peggiorando.

Elì Elì lemà sabactani...

Maroc

Driller ha detto...

O_o
A te la trasferta bolognese ti sta facendo male... poi mi spiegherai quella perla finale, cmq non so dove tu abbia visto "l'ho scopata anche se era incinta".
Per il resto concordo con te, devo smetterla di giocare ai film di Fulci :D

Driller ha detto...

LO so, ho sbagliato a scrivere "a te" e "ti" nella stessa frase... colpa tua XD

kurdt ha detto...

Il problema è che se non ti ricordi di averla scopata, è tempo perso, cazzo.

Scopare scorape srcorap prascop ecc ecc.

Driller ha detto...

Guarda, con tutti i sogni erotici che faccio, mancarmi una scopata onirica è poco danno.

Maroc ha detto...

Kurdt scusalo. Ormai ne è dipendente.

Maroc

Driller ha detto...

Gia, dipendentissimo.

Maroc, piuttosto, non farti sentire solo per questi commenti :D

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